Guardare Oltre è un percorso di autoritratto pensato per chi desidera conoscersi attraverso l’immagine — ma non solo.
È un modo per ritagliarsi uno spazio in cui semplicemente essere, senza performance, senza dover “venire bene”.
Non serve sentirsi pronti, fotogenici o abituati alla macchina fotografica.
Serve solo la voglia di buttarsi da quella scogliera lassù — lo so, tremano le gambe, ma quanto sarà pazzesco?
Il percorso si articola in quattro tappe che voglio raccontarti meglio: Conoscersi, Sentirsi, Esplorarsi, Espandersi.
Insieme accompagnano chi partecipa in un viaggio di osservazione, ascolto e trasformazione.

1. Conoscersi
La prima tappa è un invito a entrare nel percorso e iniziare a costruire fiducia.
È il momento in cui impariamo a stare davanti alla macchina fotografica senza voler controllare tutto.
A volte è la parte più difficile, perché ci mette davanti ai giudizi o semplicemente perché… non siamo abituati a farlo.
Ma tranquilla, non è un esame.
È del tempo per te — e va benissimo anche se è tempo imperfetto, di quelli in cui ti senti un po’ scema o ti chiedi: “ma perché lo sto facendo?”
Durante Conoscersi, impariamo a guardare senza giudicare, a familiarizzare con la nostra presenza e a scoprire come la fotografia può diventare uno “specchio” sincero, non un test di approvazione.
2. Sentirsi
Qui si scende sotto la superficie.
Non è più un gioco di luce o di inquadratura, ma un esercizio di ascolto.
Sentirsi significa dare spazio alle emozioni, ai gesti, al respiro.
È osservare il corpo e capire cosa racconta, anche quando non parliamo.
In questa fase, il corpo diventa un linguaggio visivo: ogni movimento, esitazione o apertura diventa parte del racconto.
Attraverso l’autoritratto impariamo a riconoscere dove ci stiamo trattenendo e dove, invece, stiamo iniziando a fluire.
(Tradotto: meno “posa perfetta”, più “verità in movimento”.)

3. Esplorarsi
Dopo aver costruito fiducia e ascolto, arriva il momento di giocare!
Esplorarsi è la fase della libertà, della curiosità, del “provare e vedere cosa succede”.
È qui che ci si sporca un po’ le mani — o la pelle, la luce, lo spazio.
Si sperimentano nuove prospettive, nuove parti di sé, senza dover per forza capire o controllare tutto.
Ogni immagine diventa un frammento di scoperta, una conversazione tra chi siamo e chi stiamo diventando.
(È anche la fase in cui spesso ci si diverte di più — promesso.)
4. Espandersi
L’ultima tappa è quella dell’apertura.
Dopo aver guardato dentro, arriva il momento di condividere.
Espandersi significa portare fuori ciò che si è scoperto, connettersi con gli altri, usare l’autoritratto come strumento di dialogo.
Non si tratta di mostrarsi per farsi vedere, ma di riconoscersi attraverso gli altri.
Di scoprire che la vulnerabilità può creare connessioni sincere, e che raccontarsi è un modo per appartenere.
È il momento in cui tutto ciò che hai esplorato inizia a respirare anche fuori da te.

Cosa cambia quest’anno
L’edizione di quest’anno di Guardare Oltre si rinnova.
Le tappe non saranno più solo spiegate nei video, ma vissute insieme, in una serie di call dedicate.
Ogni incontro sarà uno spazio di confronto, ascolto e ispirazione reciproca.
Ti guiderò passo dopo passo: introdurrò la tappa, proporrò un esercizio fotografico e, tra una call e l’altra, avrai tempo per creare e inviarmi il tuo autoritratto.
È un modo per vivere questo percorso di autoritratto in modo più personale, ma anche più umano e reale.
Non più da sola dietro a uno schermo, ma in dialogo, con me e con le altre persone del gruppo.
Un invito a guardarti davvero
Guardare Oltre non è un corso di fotografia.
Questo percorso di autoritratto è un viaggio di consapevolezza che parte da un’immagine e arriva a toccare la persona che sei.
Un modo per guardarti con occhi nuovi e magari, conoscerti di nuovo.
Le iscrizioni aprono a novembre.
Solo 5 posti, per chi ha voglia di cominciare.
Anche se (soprattutto se) non si sente pronta.





